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Per conoscere le intolleranze alimentari
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Diagnosi delle Intolleranze Alimentari: confronto fra metodi |
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- Test immunoenzimatici: sfruttano la metodica ELISA (Enzime Linked Immunosorbent Assay). Questa metodica è da decenni ampiamente sfruttata nel campo della diagnostica medica, è normalmente utilizzata per la diagnosi di varie patologie (infettive, autoimmnuni, ematologiche…). La metodica dunque gode del più ampio favore della comunità scientifica. Nel caso delle intolleranze/allergie alimentari, il metodo misura quali/quantitativamente le concentrazioni ematiche degli anticorpi IgG rivolti contro specifici estratti alimentari.
In particolare: il siero del paziente viene messo a contatto con le proteine degli alimenti. Se nel siero sono presenti anticorpi (IgG) rivolti contro le proteine di un particolare alimento, questi vi si legheranno formando un complesso che sarà rivelato dall’aggiunta di un colorante specifico. L’intensità della colorazione sarà proporzionale alle quantità di IgG specifiche presenti nel siero. Quindi il test non solo rivela la presenza di un’intolleranza alimentare, ma la quantifica.
Questo test è l’unico affidabile fra i molti che vengono proposti: - la metodica ELISA è collaudata e scientificamente riconosciuta - la procedura analitica è standardizzata in tutti i suoi aspetti - il dosaggio degli anticorpi IgG per le allergie ritardate è stato scientificamente validato (Volpi e Maccari, 2009).
Nel caso delle reazioni avverse agli alimenti mediate da IgG, ad oggi la letteratura scientifica raccoglie svariate pubblicazioni internazionali che correlano la iper-produzione di IgG dirette verso antigeni alimentari con una serie di disturbi. Atkinson et al. 2004; Bernardi et al. 2008; Hofman 1995; Thiel 1991; Whorwell et al. 2004.
- Test Citotossico: il sangue del paziente viene messo a contatto, su un vetrino, con gli alimenti. Se l’alimento è mal tollerato, i globuli bianchi subiscono modificazioni. Queste modificazioni vengono visualizzate al microscopio e classificate con 4 diversi gradi di intolleranza. Il test non è attendibile per una serie di variabili: - soggettività dell’analisi e scarsa ripetibilità (il risultato del test può variare a seconda dell’operatore che interpreta l’immagine al microscopio) - tempi di incubazione del sangue con i diversi allergeni non standardizzati - influenza dell’ambiente sul pH, la temperatura e l’osmolarità del sangue Anche la automatizzata del test citotossico, chiamata Alcatest, sebbene abbia risolto il problema della standardizzazione, non è stata approvata dalla comunità scientifica. Le prime pubblicazioni che discriminano la metodica citotossica risalgono già agli anni ’50 con Chambers et al. 1958. Ma anche negli anni successivi sono stati pubblicati lavori che screditano questa metodica, Benson e Arkins 1976; Lehman 1980; Stein 1975.
- Test DRIA: test kinesiologico che comporta l’esposizione del paziente a vari alimenti. Dopo l’avvenuto contatto si misura la forza contrattile del muscolo quadricipite del. Una diminuzione della forza contrattile (valutata in % rispetto al 50% della forza massima) corrisponde a cattiva tolleranza nei confronti dell’alimento testato. I dubbi su affidabilità e ripetibilità del test permangono, nonostante il test stesso sia di vasto impiego. E’ improbabile che il paziente sia pienamente collaborativo (eserciti la stessa forza contrattile) per il tempo, non breve, necessario per testare decine di alimenti. Inoltre, anziani e bambini possono risultare poco collaborativi vanificando l’oggettività e la riproducibilità del test. Oltre a ciò la maggior parte delle intolleranze non si manifestano nell’immediato, anzi, sovente si manifestano a 48-72 ore dall’assunzione dell’alimento.
- Test elettrici come l'elettroagopuntura di Voll (EAV), il Bioscreening, il Biostrengt test, il Sarm test, il Moratest e il Vega Test, misurano lungo i meridiani classici dell’agopuntura cinese una microcorrente elettrica ricavata da elettrodi cutanei. Si basano sul presupposto secondo cui i potenziali elettrici cellulari subiscono una variazione, dopo stimolo allergico. Sono divenuti popolari a causa della loro semplicità e non invasività. Purtroppo fin dal 2001 è emersa la loro completa inaffidabilità Lewith et al. 2001. In riferimento alle intolleranze alimentari, il principio che una reazione allergica modifichi il potenziale elettrico cutaneo non è mai stato scientificamente dimostrato. Inoltre, ripetendo l'esame più volte sullo stesso paziente si ottengono risultati del tutto differenti La scarsissima ripetibilità è uno dei motivi per i quali questi test non sono accettati dalla scienza ufficiale.
- Il Test del capello per le intolleranze alimentari si basa sul principio della biorisonanza. In alcuni casi il test del capello viene definito test delle Biointolleranze, in altri Biotricotest. E’ incomprensibile, ma alquanto fantasioso il principio sul quale si basano questi test che effettuano misure piuttosto astratte e poco ripetibili. Si afferma che le intolleranze vengono valutate attraverso la misura di risonanza dei capelli in conseguenza di campi di disturbo enzimatici, chimici o organici. Ma come si possono definire in maniera scientificamente accettabile i campi di disturbo? Cosa sono? Come è noto nel capello vengono accumulati elementi minerali e metalli, ma anche la misura di questi elementi non può essere messa in relazione con l’intolleranza verso un alimento. Non esiste nessuna pubblicazione scientifica che validi questa metodica analitica, anzi si ritiene che non sia ripetibile e quindi del tutto inaffidabile e pericolosa se impiegata per la valutazione e la cura delle intolleranze alimentari.
- Pulse test: si basa sul fatto che un’intolleranza può modificare la frequenza cardiaca. Un test affine è il test cardio-auricolare, secondo cui l’alimento posto ad 1 cm dalla cute, se mal tollerato, dovrebbe provocare alterazioni del battito cardiaco. Anche per questa tipologia di test mancano prove scientifiche che ottemperino a criteri di riproducibilità e ripetibilità.
Escluso il test effettuatto in ELISA, per tutti gli altri si può affermare che l’impianto concettuale di tutti questi test è discutibile e ampiamente screditato dalla letteratura scientifica Lewith et al. 2001.
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