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Intolleranze alimentari: diagnosi, perché non crederci?

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Nell’ambito di questo campo diagnostico vengono proposti molti (troppi) test, alcuni dei quali senza basi scientifiche. Ma accanto a questi ve ne sono altri che utilizzano una metodica accreditata e che, nel tempo, hanno confermato un efficace impatto clinico. Risultati affidabili si ottengono ricorrendo alla metodica standardizzata ELISA che conosce diverse applicazioni diagnostiche e si è dimostrata ripetibile e riproducibile anche per la diagnosi di intolleranza alimentare.

 

Parlando della applicazione della metodica ELISA alla diagnosi delle intolleranze/allergie alimentari, è opportuno divulgare i progressi che la ricerca ha compiuto in questi ultimi tempi.

Sino a poco più di un decennio fa, con il termine allergia si identificava una reazione immunologica mediata da IgE il cui dosaggio permette di inquadrare solo una parte (1-2%) di pazienti che denunciano disturbi legati agli alimenti. Più recentemente è stata descritta una “via alternativa”, cioè una reazione immunologica cellulare cui si associa la sintesi di IgG.
Metodica E.L.I.S.A.


Questa via alternativa viene chiamata allergia ritardata agli alimenti ed è in grado di individuare quella quota importante di pazienti (40%) che prima erano relegati in una sorta di limbo diagnostico in cui i sintomi lamentati venivano etichettati come “di origine nervosa” o non venivano etichettati affatto. Pertanto le allergie alimentari devono essere suddivise in due categorie:

 

- allergie immediate in cui vengono prodotti anticorpi IgE

 

- allergie ritardate (impropriamente dette intolleranze) in cui vengono prodotti anticorpi IgG

 

Da ultimo è doveroso parlare della valenza scientifica della diagnosi delle intolleranze con metodica ELISA. Le pubblicazioni scientifiche non mancano, anzi sono in numero crescente. Ci limitiamo a riassumerne brevemente i contenuti.

 

 

- E’ stata dimostrata una correlazione fra il tasso circolante di IgG specifiche per alcuni antigeni alimentari e una particolare sintomatologia (Zuo et al. 2007, Bernardi et al. 2008, Dixon 2000).

 

- Ramesh (2008) e Hofman (1995) ribadiscono l’importanza del dosaggio delle IgG per meglio individuare le allergie (allergia ritardata).

 

In uno studio più datato, ma comunque ben impostato, viene descritta l’utilità del dosaggio delle IgG nel prevedere la risposta dietologica in pazienti con dermatite allergica (Casimir 1993).

 

- Lo studio di Atkinson et al. (2004) è stato da più parti contestato, talora in modo appropriato, tuttavia non si può negare che abbia aperto una strada a studi clinici sulle allergie IgG-mediate più circostanziati venuti in seguito.

 

- In un altro recente studio viene descritta una stretta correlazione fra livelli circolanti di anticorpi IgG e “segni” precoci di iniziale aterosclerosi nei bambini obesi (Wilders-Truschnig et al. 2008). Questo ultimo lavoro conferisce un nuovo ruolo diagnostico al dosaggio degli anticorpi IgG, anche se sono necessari ulteriori studi di conferma.

 

Come si può notare, il dosaggio delle IgG verso gli antigeni alimentari conosce un consenso crescente nel mondo scientifico, in questi ultimi anni sono stati compiuti notevoli progressi nel campo della diagnostica delle intolleranze/allergie alimentari, progressi che hanno permesso di inquadrare meglio un’ampia fascia di pazienti che in un recente passato non potevano usufruire di adeguati supporti diagnostici.

 

 

Dr. G. Pigoli

 

 

 

 

 

 

 

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