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Seguire la dieta per le intolleranze alimentari fa perdere peso? |
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La diversa localizzazione dell’adipe dipende dal tipo di alimento mal tollerato. Quindi l’accumulo di grasso è una manifestazione di disagio, un segnale che il nostro corpo ci invia.
Recenti lavori pubblicati su riviste prestigiose (Kathryn et al, 2003; Zeyda et al, 2007) hanno chiarito il ruolo del tessuto adiposo nella promozione e nel mantenimento di uno stato infiammatorio. Gli adipociti (cellule infarcite di grasso) e i macrofagi (un tipo di globuli bianchi) promuovono la produzione di cortisolo e molecole dell’infiammazione (citochine) che stimolano la formazione di altre cellule grasse.
L’aumento del grasso sottocutaneo è correlato a malattie quali il diabete e altri disturbi cronici e degenerativi come ad esempio l’artrite reumatoide.
Si possono comprendere quindi due concetti fondamentali: 1) il soprappeso non è solo un accumulo di adipe “passivo” 2) le intolleranze alimentari non affliggono solo l’apparato digerente, ma hanno ripercussioni sullo stato generale dell’organismo.
Da un lato una dieta che esclude l’alimento mal tollerato porta alla perdita di grasso sottocutaneo e quindi di peso corporeo, ma prima di tutto si identifica con il ripristino del benessere generale.
La dieta per le intolleranze alimentari non va pertanto confusa con la dieta dimagrante classica.
Siamo convinti però che anche la dietologia tradizionale – che si limita al semplice calcolo delle calorie – in futuro dovrà considerare l’eliminazione degli alimenti mal tollerati, identificabili mediante test accreditati (dosaggio delle IgG). In altre parole emerge sempre di più l’evidenza che non basta perdere peso, ma occorre recuperare il giusto equilibrio metabolico.
Dr. Giuseppe Pigoli
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