Sondaggio
Intolleranze e allergie alimentari nel bambino |
|
|
|
Un recente studio sottolinea come nell’ultimo decennio le allergie alimentari siano aumentate significativamente, in particolare in età pediatrica (Ramesh, 2008). In Italia le stime parlano di 150.000 bambini sotto i tre anni di età che soffrono di disturbi di tipo allergico e/o di intolleranze alimentari. Questo fenomeno è suscettibile di aumento come confermato anche da uno studio organizzato sotto l’egida dell’Università di Milano-Bicocca.
I sintomi che ricorrono con maggiore assiduità sono disturbi gastrici, intestinali e dermatologici (orticaria e dermatite). Anche se, in molti casi, dopo i 3 anni i disturbi tendono a regredire spontaneamente, è doveroso individuare gli alimenti responsabili del disagio. Le strategie diagnostiche devono essere accurate, volte cioè ad individuare sia i bambini a rischio di sviluppare allergie/intolleranze, sia gli alimenti responsabili, viste le complicanze in cui questi disturbi possono evolvere (tosse, asma, dolori reumatici, resistenza all’insulina, patologie intestinali croniche, ecc..). Oltre alle indagini cliniche (valutazione dei sintomi), ambulatoriali (test cutanei) e dietologiche (sospensione degli alimenti sospetti e verifica del miglioramento clinico), oggigiorno sono disponibili test di laboratorio la cui validità è stata confermata da studi scientifici accreditati, come vedremo di seguito. Come supporto diagnostico il laboratorio offre il dosaggio degli anticorpi, rivolti contro specifici antigeni alimentari. La valutazione delle immunoglobuline di classe E (IgE) è di provata efficacia per la diagnosi di allergia immediata, ma anche il dosaggio delle immunoglobuline di classe G (IgG) si è dimostrato molto utile per il clinico. Infatti in uno studio ben articolato (Hidvegi et al., 2002) le IgG si sono rivelate più sensibili delle IgE nell’individuare i bambini destinati a sviluppare reazioni allergiche verso gli alimenti. Un ulteriore utilità del dosaggio degli anticorpi IgG, specifici per antigeni alimentari, è stata descritta in uno studio molto recente (Wilders-Trusching et al., 2008). L’autore evidenzia una forte associazione fra alti livelli di IgG, alti livelli di proteina C reattiva (indice di infiammazione) ed ispessimento della parete della carotide nei bambini obesi. In altre parole il dosaggio degli anticorpi IgG concorre, insieme ad altri esami, a definire il rischio di aterosclerosi che, com’è noto, inizia già nell’infanzia. Negli ultimi anni la conoscenza scientifica nel campo delle allergie/intolleranze alimentari ha compiuto notevoli progressi. Infatti non si può prescindere dal definire le allergie alimentari come allergie immediate (legate alla presenza di IgE) e allergie ritardate (legate alla presenza di IgG), queste ultime occupano un posto di rilievo e pertanto non possono essere trascurate. Infatti le allergie associate agli anticorpi IgG (allergie ritardate) determinano sintomi che possono essere confusi con i sintomi dovuti alle allergie immediate (IgE), quindi la ricerca delle sole IgE non può che dare risposte parziali, rischiando di “dimenticare” una cospicua quota di pazienti che invece merita una diagnosi accurata. Dr.G.Pigoli
|






